L'ESSENZIALITA' DELL'AUTOCRITICA
Il 13 aprile 1928, il compagno Stalin tiene un discorso alla riunione dell’attivo dell’organizzazione di Mosca del PC (b) dell’URSS – si veda Stalin, Opere complete, volume XI, pagine 29-52, Edizioni Nuova Unità, Roma, 1973 – strutturato, nella trascrizione, in quattro paragrafi, il primo dei quali concerne il tema dell’autocritica.
Il passaggio che mi preme qui sottolineare recita: “per andare avanti e per migliorare le relazioni fra le masse e i dirigenti, bisogna tenere aperta continuamente la valvola dell’autocritica, bisogna dare la possibilità ai sovietici di ‘lavare la testa’ ai propri dirigenti, di criticarli per i loro errori, in modo che i dirigenti non diventino arroganti e le masse non si allontanino dai dirigenti”.
E’ vero che il compagno Stalin parlava delle masse in relazione alla situazione concreta in cui si trovava – quella del Partito unico al potere – ma lo stesso principio, sepure forzatamente in sedicesimi, si può trasporre alla vita di un qualsiasi partito comunista.
Quello sopra menzionato è indubbiamente il metodo corretto di affrontare il rapporto tra la dirigenza di una formazione politica marxista-leninista e la sua base; in questo senso non è annoverabile tra queste chi, come il partito giuidato dal torinese Marco Rizzo, pretende cieca obbedienza – salvo essere additato come “provocatore” – alle indiscutibili, ed infallibili, direttive che arrivano dal centro: il dirigismo è l’esatto contrario del marxismo-leninismo.
Genova, 30 luglio 2015
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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